29/01/11

Differenze culturali nella percezione cognitiva (Lisa Wade)

Ve ne offro una veloce traduzione, con in fondo una piccola, velocissima considerazione da antropologa visiva.
Sembra ovvio che le percezioni cognitive di base non dovrebbero variare da società a società. Il che significa che i nostri occhi dovrebbero vedere e il nostro cervello deve elaborare essenzialmente lo stesso, non importa ciò che noi chiamiamo noi stessi, che lingua si parla, o quali festività celebriamo. Si scopre, tuttavia, che anche le cognizioni di base variano in tutto il mondo.
La maggior parte americani, per esempio, percepisce le due linee in questa illusione ottica di lunghezze diverse, con la linea a più breve di linea b. In realtà, essi sono della stessa lunghezza.


Ma, come sostenuto da Joseph Henrich e colleghi nel Journal of Behavioral and Brain Sciences, la nostra sensibilità a questa illusione varia in base alla cultura. In media, la linea a deve essere un altro quinto più lunga della linea b prima che la media degli americani non laureati valuti le linee di pari lunghezza. La maggior parte delle altre società che sono stati testate su questa illusione, tuttavia, prevedono sostanzialmente meno manipolazione. La figura seguente confronta come individui in diverse società rispondono a questo test. Le misure sono problematiche, e si può leggere di più in merito qui; ciò che è necessario sapere per ora è che le società sulla destra sono più sensibili per l'illusione e la società sulla sinistra meno.


Osservando che gli individui nelle società più sviluppate (ad es., Evanston, Illinois) tendono ad essere più vulnerabili all'illusione - infatti, in alcune società, come ad esempio i San del Kalahari, essa non si qualifica come un'illusione per tutti — Henrich e suoi co-autori sostengono che l'esposizione agli "ambienti moderni" possa esserne la causa:
…l'esposizione visiva durante il suo sviluppo a fattori quali "angoli costruiti ad hoc" degli ambienti moderni può favorire alcune calibrazioni ottiche e abitudini di visualizzazione che creano e perpetuano questa illusione. Il sistema visivo si adatta, alla presenza di caratteristiche ricorrenti nell'ambiente visivo locale.
Anche le basi della cognizione, che varia tra culture. Ciò, sostengono Henrich e altri, chiama in causa tutti i truismi di psicologia basati, principalmente, sulla ricerca sperimentale con soggetti occidentali.


Una sola considerazione: tutte queste tesi sono state già esposte e sviluppate in antropologia visiva da  almeno 50 anni (cfr. i lavori di Rouch, poi Worth & Adair) e sintetizzate mirabilmente nei lavori di Massimo Canevacci e Antonio Marazzi...

28/01/11

Ben Heine: Matita vs. Macchina Fotografica

Ovvero come si può reinventare la realtà sovrapponendole un pensiero disegnato a matita.
E' ciò che fa l'artista belga Ben Heine, che in questo momento mi sembra particolarmente appropriato segnalare con un suo lavoro che mi fa sorridere e dà speranza.


22/01/11

Totally like whatever, you know?

Lo studente di cinema Ronnie Bruce ha realizzato un video dalla poesia Totally like whatever, you know? di Taylor Mali. in qui nulla di paroticolare, se non che nel farlo ha usato solo fonts, e giocato sul tipo di carattere, le dimensioni, l'articolazione nello spazio e il ritmo visivo nella comparsa e nella relazione tra le parole in modo tale da creare di fatto una performance visiva che restituisse perfettamente l'intonazione del discorso e del contenuto della medesima. Buona visione!




Totally like whatever, you know?
By Taylor Mali

In case you hadn't noticed,
it has somehow become uncool
to sound like you know what you're talking about?
Or believe strongly in what you're saying?
Invisible question marks and parenthetical (you know?)'s
have been attaching themselves to the ends of our sentences?
Even when those sentences aren't, like, questions? You know?
Declarative sentences - so-called
because they used to, like, DECLARE things to be true
as opposed to other things which were, like, not -
have been infected by a totally hip
and tragically cool interrogative tone? You know?
Like, don't think I'm uncool just because I've noticed this;
this is just like the word on the street, you know?
It's like what I've heard?
I have nothing personally invested in my own opinions, okay?
I'm just inviting you to join me in my uncertainty?
What has happened to our conviction?
Where are the limbs out on which we once walked?
Have they been, like, chopped down
with the rest of the rain forest?
Or do we have, like, nothing to say?
Has society become so, like, totally . . .
I mean absolutely . . . You know?
That we've just gotten to the point where it's just, like . . .
whatever!
And so actually our disarticulation . . . ness
is just a clever sort of . . . thing
to disguise the fact that we've become
the most aggressively inarticulate generation
to come along since . . .
you know, a long, long time ago!
I entreat you, I implore you, I exhort you,
I challenge you: To speak with conviction.
To say what you believe in a manner that bespeaks
the determination with which you believe it.
Because contrary to the wisdom of the bumper sticker,
it is not enough these days to simply QUESTION AUTHORITY.
You have to speak with it, too.

19/01/11

What is Culture?

Trovato in rete, questo breve video solleva e discute alcuni interrogativi relativi al concetto di cultura di indubbio interesse:
- come può essere definita la cultura?
- come la cultura influenza la società?
- qual è la finalità della cultura?
e via dicendo.
Un'introduzione non esaustiva, ma sulla quale si può discutere ;-)


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