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07/08/13

Esotismo e fotografia nel Giappone dell'800




Questo il sottotitolo della mostra Geishe e samurai in corso al Palazzo Ducale di Genova sino al 25 agosto 2013 che espone 125 immagini realizzate tra il 1860 e i primi anni del Novecento. Una mostra che ci interessa perché interamente costruita sull'incontro tra uno strumento di rappresentazione, le sue tecniche d'utilizzo e il discorso estetico in cui è inserito - e di cui è portatore - e un contesto completamente diverso e in profonda trasformazione storica, culturale e sociale dopo 300 anni d'isolamento. In particolare la mostra illustra l'attività della Scuola di Yokohama - la più importante dell'epoca per la sua rilevanza sia a livello tecnico, sia a livello commerciale, sia ancora per via del numero dei professionisti che ne hanno fatto parte (un migliaio, tra cui una ventina di donne e un centinaio di stranieri).

La fotografia (写真 shashin, lett. "copia della realtà") viene introdotta in Giappone nel 1843 a opera degli Olandesi e dal 1860 assistiamo a una notevole produzione anche dovuta al fatto che il Giappone, che in quel periodo sta entrando in relazione con i grandi del mondo, riconosce tale arte come uno degli elementi del progresso dei quali deve dotarsi per stare al passo con gli altri moderni stati nazionali. Il modo in cui lo fa, però, rivela un classico meccanismo di 'localizzazione', per cui il nuovo elemento - che circola a livello transnazionale (oggi diremo 'globale') - viene rielaborato attraverso l'estetica, le finalità concrete cui è chiamata, e le categorie culturali locali.
La fotografia viene innanzi tutto introiettata nel sistema estetico nipponico: le immagini - si tratta di fotografie all'albumina poi colorate dai maestri giapponesi con pennelli talvolta d'un solo pelo - sono composte ricalcando elementi già alla base dell'arte pittorica locale, e quindi dando valore al vuoto, costruendo linee di fuga che spostano lo sguardo verso la periferia dell'immagine, mettendo in scena pochi soggetti e inserendoli all'interno di uno spazio quanto più possibile essenziale e geometrico, bloccando l' 'ineffabile' secondo quello che è già l'ideale del 'mondo fluttuante' ( 浮世絵 ukiyo-e).

Tutto questo ha come conseguenza, tra l'altro, di rafforzare i soggetti umani rappresentati come 'tipi ideali'. Questa istanza corrisponde in realtà a due funzioni cui è chiamata la fotografia in questo periodo e in questo contesto, l'una per i viaggiatori occidentali, l'altra per i giapponesi stessi.
Il Giappone rappresentato, infatti, è un contesto culturale ideale che da una parte riproduce le aspettative dei turisti che si recano nel Paese e che rappresentano i primi acquirenti delle stampe. I viaggiatori occidentali vogliono il paesaggio da cartolina, i mestieri tradizionali, le donne nelle più svariate situazioni (specie quelle in cui viene esaltato il corpo o la vita notturna proibita) - ovvero la rappresentazione del loro sguardo sul Giappone (una rappresentazione, quindi, parzialmente inventata, se non altro per lo scarto tra aspettativa pregressa e realtà incontrata o fatta loro vivere dai locali). E la fotografia - specie quando il nostro Felice Beato (c'è sempre un italiano di mezzo, sempre!) comincia a collaborare con la Scuola di Yokohama, suggerendo tra l'altro la realizzazione di album-souvenir da vendere ai viaggiatori - risponde perfettamente a tale scopo.
Ciò è perfettamente visibile nell'immagine delle aspiranti geishe ritratte da Kusakabe Kimbei che riprende il tema e la composizione delle Tre Grazie tipicamente di tradizione greco-latina e di qui profondamente europea!

Kusakabe Kimbei, Three young maiko, 1890 ca.

In altri casi, invece, la fotografia di questi decenni si rivolge ai giapponesi stessi, in particolare a coloro che soffrono la trasformazione repentina del Paese per quella modernizzazione che sta provocando forti cambiamenti e rivoluzionando la società, la cultura e tutti gli elementi della vita locale così come vissuta sino a quel momento. Smarriti di fronte al nuovo cui sono costretti, in molti cominciano a sviluppare una forte nostalgia per il tempo remoto, e le stampe del Giappone 'tradizionale' (che anche qui è più un ideale che una realtà del passato) con i loro tipi ideali diventano sorte di rifugi affettivi in cui mitigare la perdita dei costumi e dei valori cui si era abituati e in cui si credeva. I soggetti maschili qui sono i samurai, i preti buddhisti, coloro che praticano arti della lotta tradizionali (quali il sumō o il kendō).

Tutto questo avviene in entrambi i casi con accurate ricostruzioni in interni, in cui gli sfondi sono di volta in volta tessuti o pannelli dipinti con rappresentazioni di ambienti esterni e paesaggi naturali, in cui vengono posti in scena oggetti considerati propri della professione o delle caratteristiche sociali o culturali dei soggetti rappresentati, nonché il medesimo abbigliamento attinge al ricco campionario già di proprietà dello studio fotografico.
L'esito è quello che potete vedere nelle immagini che seguono, nonché in quelle che trovate appunto nella mostra in oggetto.

Ogawa Kazumasa, Due donne raccolgono molluschi sottocosta, 1890 ca. © 2013 Città di Lugano – Museo delle Culture – Collezione «Ada Ceschin Pilone» – Fagioli
Studio di Ogawa Kazumasa, Samurai, 1890 ca. © 2013 Città di Lugano – Museo delle Culture – Collezione «Ada Ceschin Pilone» – Fagioli
Studio di Kusakabe Kimbei, Corriere tatuato, 1889-1914 ca. © 2013 Città di Lugano – Museo delle Culture – Collezione «Ada Ceschin Pilone» – Fagioli
Anonimo, Venditore ambulante di scope, 1880-1890 ca. © 2013 Città di Lugano – Museo delle Culture – Collezione «Ada Ceschin Pilone» – Fagioli

13/04/12

La pittura iper-realista di Diego Gravinese

hyperreal-paintings9Esattamente opposto alla poetica dell'artista del post precedente è invece Diego Gravinese, pittore argentino nato nel 1971. I suoi quadri si stenta a credere non siano immagini fotografiche, eppure...


10/04/12

La fotografia pittorica di Don Hong-Oai

Vi sono pittori che riescono a lavorare con materiali, sostanze e tecniche per realizzare immagini che non riusciamo a credere non siano fotografie. Vi sono - e sono invero ben più frequenti - fotografi che cercano di rendere le proprie immagini dipinti.
Quest'ultimo caso è quello anche di Don Hong-Oai, artista cinese nato nel 1929 e morto nel 2004, il quale realizzava fotografie di paesaggio ispirandosi alla pittura classica cinese.


13/02/12

La fotografia sportiva di Tomasz Gudzowaty

tomasz-gudzowaty13Tomasz Gudzowaty, nato nel 1971, è un fotografo polacco che indaga in bianco e nero diverse tematiche sociali, dedicandosi in particolare - negli ultimi anni - alla fotografia sportiva.
Le sue ricerche si concentrano intorno alle discipline marginali, esotiche, atipiche, che si collocano nelle periferie del mondo sportivo.

Di seguito alcuni suoi scatti, che rivelano un'attenzione alla simmetria e alla geometria che mi affascina sempre.

19/01/12

The Photographs of Your Junk (will be publicized!)

Un video molto interessante, che ci racconta i paradossi della comunicazione dei social network e della condivisione - ancorché involontaria - di immagini e informazioni.


Che ne pensate?
[grazie a Piero per la segnalazione]


09/09/11

The Burning House


La casa brucia, cosa porti con te?
Se la tua casa stesse andando a fuoco, quali oggetti salveresti e porteresti con te? Quali sono le tue priorità - sia emotive, sia concrete?

Foster Huntington vi invita a pensarci, raccogliere tali oggetti, realizzarne una composizione, fotografarli e accompagnarli da una descrizione al sito del progetto
-> The Burning House.



06/09/11

Sull'inversione del mondo paradisiaco della Barbie

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La famosissima (e deleteria per generazioni di adolescenti) immagine di perfezione e femminilità di Barbie è stata già ampiamente criticata, così come resa oggetto di parodie e dileggi in ogni ambito (si pensi al video di Pink Stupid Girl).

La fotografa Mariel Clayton attua però un'inversione sostanziale del mondo paradisiaco che circonda la bambola della Mattel.


01/08/11

Cina allo specchio

feeldesain china in a mirrorLo studio austriaco Atelier Olschinsky ha realizzato una raccolta di immagini fotografiche sulla Cina attuale specchiando sull'asse verticale l'immagine già elaborata con una sostenuta color correction e vari effetti anticanti).

Che ne dite del risultato? A me piace molto, e mi dà parimenti una certa ispirazione...

06/06/11

"Bureaucratics" di Jan Banning

Jan Banning è autore del progetto Bureaucratics (2008) ch'egli racconta come realizzato da una persona dal cuore di un anarchico, dalla mente di uno storico e dall'occhio di un artista.
Si tratta di uno studio fotografico comparativo di riti e simboli della cultura delle amministrazioni dello stato civile e dei suoi dipendenti in otto paesi dei cinque continenti, selezionati sulla base di considerazioni poliche, storiche e culturali: Bolivia, Cina, Francia, India, Liberia, Russia , gli Stati Uniti, e Yemen.

14/04/11

Una stanza tutta per sé

Nata e cresciuta in Libano, Rania Matar si trasferisce negli Stati Uniti nel 1984. Originariamente architetto, studia in seguito fotografia documentaria - passione che diventerà professione e disciplina di insegnamento presso il Massachusetts College of Art and Design, ma anche nei campi profughi del Libano dove l'artista si reca periodicamente attraverso organizzazioni non governative.

Il lavoro di Rania Matar si concentra principalmente sulle donne e le questioni di genere, cercando di restituire la voce a chi è stato dimenticato o frainteso. Il suo ultimo progetto si intitola Una ragazza e la sua stanza, ed è un'indagine fotografica multisituata (sinora tra vari paesi degli USA e Libano) delle modalità con le quali le adolescenti allestiscono e vivono il proprio spazio privato.
Nel vedere queste immagini non ho potuto non pensare a Virginia Woolf, e a quanto sia importante il fatto di avere una proprio spazio privato, una 'stanza tutta per sé'.

Non ho associato alle immagini riferimenti puntuali di nome, età e luogo - vi invito a vedere l'intera gallery sul sito e a continuare a seguirla e riflettervi sopra man mano che si svilupperà.











28/01/11

Ben Heine: Matita vs. Macchina Fotografica

Ovvero come si può reinventare la realtà sovrapponendole un pensiero disegnato a matita.
E' ciò che fa l'artista belga Ben Heine, che in questo momento mi sembra particolarmente appropriato segnalare con un suo lavoro che mi fa sorridere e dà speranza.


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