14/11/11
Festival dei Popoli: una settimana di documentari!
La 52esima edizione del Festival dei Popoli è stata inaugurata sabato 12 novembre dall’anteprima di It Might Get Loud di Davis Guggenheim.
La sottoscritta è però arrivata solo oggi e ha cominciato morbidamente, per entrare decisamente nel vivo domani: ho così visto MENSAJERO (2011), film ambientato in Argentina di Martín Solá, che racconta la storia di Rodrigo - messaggero di una comunità della Puña, nel nord dell’Argentina, il quale ha lasciato il suo posto per lavorare in una salina.
09/09/11
The Burning House

La casa brucia, cosa porti con te?
Se la tua casa stesse andando a fuoco, quali oggetti salveresti e porteresti con te? Quali sono le tue priorità - sia emotive, sia concrete?
Foster Huntington vi invita a pensarci, raccogliere tali oggetti, realizzarne una composizione, fotografarli e accompagnarli da una descrizione al sito del progetto
-> The Burning House.
06/06/11
"Bureaucratics" di Jan Banning
10/02/11
Mike Wesch, "The Machine is (Changing) Us: YouTube and the Politics of Authenticity"
07/02/11
Participation Culture, Creativity, and Social Change
Una riflessione interessante e utile. Buona visione!
02/02/11
Antropologia della visione
29/01/11
Differenze culturali nella percezione cognitiva (Lisa Wade)
http://thesocietypages.org/socimages/2011/01/25/cultural-differences-in-cognitive-perception/
…l'esposizione visiva durante il suo sviluppo a fattori quali "angoli costruiti ad hoc" degli ambienti moderni può favorire alcune calibrazioni ottiche e abitudini di visualizzazione che creano e perpetuano questa illusione. Il sistema visivo si adatta, alla presenza di caratteristiche ricorrenti nell'ambiente visivo locale.
25/12/07
Video "Identità culturale" online
Disponibile da oggi su YouTube il mio video Identità culturale, realizzato nel 2003 e ispirato a Lo studio dell'uomo di Ralph Linton.
Il tema dell’identità culturale è oggi al centro delle riflessioni in diversi ambiti della ricerca sociale. In un mondo in corso di globalizzazione economica e culturale, in cui gli stessi ricercatori sociali si trovano su interpretazioni distanti se non contrapposte, si sentono frequentemente nazioni, comunità, popolazioni rivendicare il diritto alla propria identità etnica e culturale, si vedono simboli, abitudini e valori accorpati per distinguere certi gruppi da altri, si cercano origini e legami col territorio che giustifichino la purezza di una ‘stirpe’ arrivando, nei casi più estremi, all’invenzione della tradizione.
Di fronte a una situazione del genere esiste di fatto uno ‘scollamento’ tra la dimensione dell’esperienza della realtà quotidiana e la dimensione della riflessione che i ricercatori, preposti a fare ciò, operano su tale esperienza e tale frattura porta le persone che vivono l’una o l’altra delle due dimensioni a ‘perdere’ quelle possibilità di conoscenza e comunicazione reciproca sulla realtà che sarebbero prioritarie e sostanziali per l’esistenza di entrambe.
Un giorno, mentre leggevo Lo studio dell’uomo di Ralph Linton, pensai che se quei contenuti sociali e culturali ‘seri’ fossero stati espressi in forma di gioco visivo, forse anche spettatori abituati a percezioni veloci e ‘leggere’ come quelle di videoclip e spot pubblicitari si sarebbero soffermati a seguire il gioco proposto e così, inconsciamente, ad apprendere un contenuto complesso e soprattutto a ri-conoscere sotto un’altra luce ciò che già vivono abitualmente.
Il mio tentativo è stato quello di trovare una nuova forma espressiva a tale comunicazione, una forma espressiva che permettesse a tutti le persone che abitano in questo mondo - indipendentemente dai livelli di competenza nell’analizzarne le dinamiche - di riconoscere alcune caratteristiche della propria vita quotidiana come frutto di ibridazioni e quindi promuovesse in loro una maggiore apertura alla diversità e al dialogo tra reciproci ‘altri’ che la storia dell’uomo ha già provveduto in passato a non essere così distanti e così ‘irriducibili’ reciprocamente.


