17/11/11
Festival dei Popoli /3 - White Elephant e Crulic
Ovvero continua la mia visione privata presso la Videolibrary, gentilmente messa a disposizione degli accreditati presso la Mediateca della Regione Toscana, e oggi vi segnalo (tra i tanti che ho visto) due documentari di rara intensità - l'uno antropologico, l'altro di denuncia sociale.
Il primo, White Elephant, di Kristof Bilsen, si concentra sull’ufficio postale centrale di Kinshasa, lasciato dagli europei dopo l'indipendenza del Congo. Questo enorme relitto del passato coloniale è rimasto come è stato lasciato, sperimentando un progressivo lentissimo declino, ben illustrato da spazi fatiscenti mai ristrutturati, e impiegati congelati in una dimensione spazio-temporale da cui desiderano e pianificano di fuggire - una sorta di metafora dell'intero paese.
Etichette:
animazione,
controllo,
detenzione,
film etnografico,
morte,
prigionia,
video
0
commenti
16/11/11
Sonor, di Levin Peter - Sul paesaggio sonoro di udenti e non udenti

Sonor (2011), di Levin Peter, è il resoconto, attraverso una serie di 'quadri'/situazioni, dell'incontro tra un musicista e una ballerina non udente dalla nascita, e della loro esplorazione congiunta dell'ambiente sonoro così come percepito da udenti e da non udenti (perché c'è, non è silenzio) col fine di tentare poi la restituzione delle loro scoperte in forma verbale e visiva attraverso il film.
Poco alla volta la loro relazione si sviluppa come un'improvvisazione musicale, dove l'ambiente sembra rivelare una partitura di onde e vibrazioni cui abitualmente - noi normodotati - non prestiamo attenzione. Il tutto trattato con un sensuale bianco e nero, con il tempo lento della scoperta e della comprensione reciproca dei protagonisti, e melodie solo apparentemente dissonanti.
Poco alla volta la loro relazione si sviluppa come un'improvvisazione musicale, dove l'ambiente sembra rivelare una partitura di onde e vibrazioni cui abitualmente - noi normodotati - non prestiamo attenzione. Il tutto trattato con un sensuale bianco e nero, con il tempo lento della scoperta e della comprensione reciproca dei protagonisti, e melodie solo apparentemente dissonanti.
Etichette:
musica,
paesaggio sonoro,
Peter Levin,
video
0
commenti
15/11/11
Festival dei Popoli /2 - Vol Spécial
Ancora folgorata dalla visione ieri sera di Cave of Forgotten Dreams di Werner Herzog - che meriterà vero e proprio saggio a parte vista la quantità di finestre che ha aperto nella mia mente e di ricordi/rimandi all'intera sua opera cinematografica - stamattina ho deciso di approfittare della visione gratuita di alcuni documentari che altrimenti perderei (dato che il festival si svolge su due sale) presso la Mediateca della Regione Toscana. E ho già deciso il film che secondo me deve vincere la sezione lungometraggi.
VOL SPÉCIAL di Fernand Melgar è girato in un campo di detenzione temporanea a Ginevra, dove richiedenti asilo e sans-papiers sono imprigionati, senza processo né condanna, in attesa d’espulsione dal territorio elvetico. Nel tempo del 'soggiorno', tra il personale e i detenuti - in realtà persone normalissime che nella maggior parte dei casi sono puramente penalizzate dalla mancanza di una carta di permesse a fronte di anni di soggiorno, lavoro, tasse pagate in Svizzera - nascono rapporti di amicizia, di rispetto, di tentativo di vivere la situazione col massimo della normalità quando entrambi esperiescono, a livello micro, decisioni formulate da altri e da un mondo fuori, altro dalla realtà della vita concreta e delle storie individuali. Fino all’annuncio dell’espulsione: coloro che rifiutano di partire verranno ammanettati, legati e issati a forza su di un aereo (vol spécial) per quello che è il metodo finale più violento di rigetto, che talvolta provoca addirittura la morte dell'espulso.
VOL SPÉCIAL di Fernand Melgar è girato in un campo di detenzione temporanea a Ginevra, dove richiedenti asilo e sans-papiers sono imprigionati, senza processo né condanna, in attesa d’espulsione dal territorio elvetico. Nel tempo del 'soggiorno', tra il personale e i detenuti - in realtà persone normalissime che nella maggior parte dei casi sono puramente penalizzate dalla mancanza di una carta di permesse a fronte di anni di soggiorno, lavoro, tasse pagate in Svizzera - nascono rapporti di amicizia, di rispetto, di tentativo di vivere la situazione col massimo della normalità quando entrambi esperiescono, a livello micro, decisioni formulate da altri e da un mondo fuori, altro dalla realtà della vita concreta e delle storie individuali. Fino all’annuncio dell’espulsione: coloro che rifiutano di partire verranno ammanettati, legati e issati a forza su di un aereo (vol spécial) per quello che è il metodo finale più violento di rigetto, che talvolta provoca addirittura la morte dell'espulso.
Etichette:
Festival dei Popoli,
film etnografico,
rifugiati
0
commenti
14/11/11
Festival dei Popoli: una settimana di documentari!
E la sottoscritta, per la prima volta in anni, ha avuto l'accredito per seguirlo interamente e gratuitamente, eheh! ;-)
La 52esima edizione del Festival dei Popoli è stata inaugurata sabato 12 novembre dall’anteprima di It Might Get Loud di Davis Guggenheim.
La sottoscritta è però arrivata solo oggi e ha cominciato morbidamente, per entrare decisamente nel vivo domani: ho così visto MENSAJERO (2011), film ambientato in Argentina di Martín Solá, che racconta la storia di Rodrigo - messaggero di una comunità della Puña, nel nord dell’Argentina, il quale ha lasciato il suo posto per lavorare in una salina.
La 52esima edizione del Festival dei Popoli è stata inaugurata sabato 12 novembre dall’anteprima di It Might Get Loud di Davis Guggenheim.
La sottoscritta è però arrivata solo oggi e ha cominciato morbidamente, per entrare decisamente nel vivo domani: ho così visto MENSAJERO (2011), film ambientato in Argentina di Martín Solá, che racconta la storia di Rodrigo - messaggero di una comunità della Puña, nel nord dell’Argentina, il quale ha lasciato il suo posto per lavorare in una salina.
Etichette:
antropologia,
documentario,
Festival dei Popoli,
film etnografico,
Firenze,
herzog
0
commenti
06/10/11
"Vanitas", di James Hopkins
Per parlare di James Hopkins uso le parole di Manuela Annibali, la quale definisce l'artista inglese un "acuto conoscitore dei principi formali, simbolici e prospettici delle immagini" che, "realizzando sculture e installazioni che giocano sull’equilibrio, sullo spazio e, soprattutto, sull’illusione ottica, sulla consapevolezza / inconsapevolezza della percezione e sui contenuti allegorici [...] pressa i limiti della rappresentazione, avvalendosi di istruiti giochi linguistici e affrontando coscientemente concetti storico-artistici che affondano le radici nella più classica delle tradizioni" invitandoci "a riflettere sulla mutevolezza e sulla instabilità della realtà moderna. Mistificando oggetti ed equilibri, l’artista sa rendere attuali iconografie artistiche datate, dunque, quali la vanitas e la natura morta".
Etichette:
arte,
cultura materiale,
oggetti,
vita
2
commenti
04/10/11
Dran (siccome non so scrivere, ho preferito fare un disegno)
Dran è un graffitaro francese di raro talento, che per molti versi attua una critica sociale sulla falsariga di quella di Banksy ma rispetto a quest'ultimo è forse più disperato nel suo tratto e nei suoi contenuti in qualche modo 'fanciulleschi'.
Etichette:
Dran,
società,
street art
0
commenti
09/09/11
The Burning House

La casa brucia, cosa porti con te?
Se la tua casa stesse andando a fuoco, quali oggetti salveresti e porteresti con te? Quali sono le tue priorità - sia emotive, sia concrete?
Foster Huntington vi invita a pensarci, raccogliere tali oggetti, realizzarne una composizione, fotografarli e accompagnarli da una descrizione al sito del progetto
-> The Burning House.
Etichette:
antropologia,
fotografia,
progetto
0
commenti
06/09/11
Sull'inversione del mondo paradisiaco della Barbie

La famosissima (e deleteria per generazioni di adolescenti) immagine di perfezione e femminilità di Barbie è stata già ampiamente criticata, così come resa oggetto di parodie e dileggi in ogni ambito (si pensi al video di Pink Stupid Girl).
La fotografa Mariel Clayton attua però un'inversione sostanziale del mondo paradisiaco che circonda la bambola della Mattel.
Etichette:
barbie,
fotografia,
immaginario
2
commenti
01/08/11
Cina allo specchio
Che ne dite del risultato? A me piace molto, e mi dà parimenti una certa ispirazione...
Etichette:
arte,
fotografia
0
commenti
18/07/11
Luoghi comuni su migranti, rom e nuovi cittadini: due video
Due documentari, realizzato a Torino rispettivamente nel 2010 e nel 2011, e resi disponibili gratuitamente online, che affrontano in entrambi i casi la questione dei luoghi comuni dei quali sono oggetto migranti e rom - dove in molti casi stiamo riferendoci a nuovi cittadini italiani che patiscono stereotipi, pregiudizi o visioni estremamente datate della loro cultura da parte degli italiani.
Etichette:
immigrazione,
luoghi comuni,
Torino,
video
0
commenti
16/07/11
Un'introduzione a iconografia e figura della Santa Muerte
Culto essenzialmente urbano, emerge nel quartiere di Tepito di Città del Messico - città 'di frontiera' dal quale nascono personaggi miseri ed estremi che spesso saliranno alla ribalta dello sport, dello spettacolo e anche del crimine messicani.
Etichette:
altare,
iconografia,
messico,
religione,
Santa Muerte
0
commenti
14/07/11
Street Art - Reinterpretazione pop di monumento ai caduti
A metà giugno a Sofia, in Bulgaria, un anonimo street artist ha colorato un monumento ai caduti sovietici trasformando anonimi soldati in alcuni tra i personaggi più famosi dei fumetti e della fantasia: Superman in stivali di pelle rossa, Capitan American, il Joker, Robin, il pagliaccio del MacDonald e Babbo Natale intento a guardare in un binocolo.
Etichette:
contemporaneità,
monumenti,
street art
0
commenti
05/07/11
La notte della rete contro la censura: la diretta qui!
Come già detto in questo blog, alcune persone sgradevoli stanno cercando di ridurre il web al silenzio con una delibera che li metterebbe nelle condizioni di rimuovere contenuti dai/e siti internet a loro piacimento - con la scusa di violazioni di copyright che neanche dovrebbero dimostrare/giustificare/notificare/dibattere col proprietario del sito e/o in sede legale, ma a loro unico arbitrario, unilaterale e insindacabile giudizio.
01/07/11
Io non intendo tacere!
In estrema sintesi sta succedendo questo: il 6 luglio l'AgCom voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice.
Siccome, con ogni evidenza, si tratta di una misura degna dei peggiori regimi, sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche per evitare che venga approvata.
Siccome, con ogni evidenza, si tratta di una misura degna dei peggiori regimi, sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche per evitare che venga approvata.
Etichette:
blog,
censura
1 commenti
06/06/11
"Bureaucratics" di Jan Banning
Jan Banning è autore del progetto Bureaucratics (2008) ch'egli racconta come realizzato da una persona dal cuore di un anarchico, dalla mente di uno storico e dall'occhio di un artista.
Si tratta di uno studio fotografico comparativo di riti e simboli della cultura delle amministrazioni dello stato civile e dei suoi dipendenti in otto paesi dei cinque continenti, selezionati sulla base di considerazioni poliche, storiche e culturali: Bolivia, Cina, Francia, India, Liberia, Russia , gli Stati Uniti, e Yemen.
Etichette:
antropologia,
fotografia,
potere
0
commenti
11/05/11
Arte, attivismo, materiali di scarto: i vascelli pirata di Swoon
Swoon (vero nome Caledonia Dance Curry) è un'artista originaria di Daytona Beach, Florida, che ha iniziato la propria carriera come artista di strada. Il suo interesse è centrato sulla rappresentazione di persone che abitano luoghi abbandonati o ai margini della società - bambini, ambulanti, musicisti, senzatetto - che vengono ritratti in stampe su carta da giornale o materiali riciclati a grandezza naturale. Ma la rappresentazione è l'antitesi del pietistico, e mostra individui appassionati e pieni d'energia così come è la mano che li ritrae.
22/04/11
Lin Onus, artista aborigeno
Lin Onus (1948-1996) è stato un artista australiano impegnato a colmare il divario tra Australia urbana e tradizionale, indigena e bianca, attraverso opere che prevedono il ricordo a diverse tecniche e materiali così come a codici interpretativi multipli.
Etichette:
aborigeni,
arte,
Lin Onus
3
commenti
19/04/11
Ladri di bellezza: un blog di resistenza all'incedere del brutto
Da un mese alcuni blogger e loro amici si sono imbarcati da ogni dove della penisola nel progetto di un blog col quale reagire alla miseria, allo squallore, alla mediocrità - in sintesi alla 'perversione' - del concetto di bellezza e umanità che da anni è stato effettuato sotto i nostri occhi e nostro malgrado da un certo tipo di soggetti con un'operazione che rasenta la propaganda.
Oggi questo sito - Ladri di bellezza - apre. I 'ladri' posteranno liberamente, quando avranno tempo e voglia di fare colpi nella rete, le cose che a loro piacciono, che trovano belle, felici, 'umane'.
Venite a visitarlo, scrivete i vostri commenti, vivetelo con noi. Usiamolo tutti per 'farci del bene' in questa società e in questo immaginario malati e in cui non ci riconosciamo.
E proponete anche voi dei 'furti' - così da rendere sempre più ricco questo bottino collettivo di un altro immaginario.
Minerva & Cristina
Oggi questo sito - Ladri di bellezza - apre. I 'ladri' posteranno liberamente, quando avranno tempo e voglia di fare colpi nella rete, le cose che a loro piacciono, che trovano belle, felici, 'umane'.
Venite a visitarlo, scrivete i vostri commenti, vivetelo con noi. Usiamolo tutti per 'farci del bene' in questa società e in questo immaginario malati e in cui non ci riconosciamo.
E proponete anche voi dei 'furti' - così da rendere sempre più ricco questo bottino collettivo di un altro immaginario.
Minerva & Cristina
Etichette:
arte,
bellezza
0
commenti
14/04/11
Una stanza tutta per sé
Nata e cresciuta in Libano, Rania Matar si trasferisce negli Stati Uniti nel 1984. Originariamente architetto, studia in seguito fotografia documentaria - passione che diventerà professione e disciplina di insegnamento presso il Massachusetts College of Art and Design, ma anche nei campi profughi del Libano dove l'artista si reca periodicamente attraverso organizzazioni non governative.
Il lavoro di Rania Matar si concentra principalmente sulle donne e le questioni di genere, cercando di restituire la voce a chi è stato dimenticato o frainteso. Il suo ultimo progetto si intitola Una ragazza e la sua stanza, ed è un'indagine fotografica multisituata (sinora tra vari paesi degli USA e Libano) delle modalità con le quali le adolescenti allestiscono e vivono il proprio spazio privato.
Nel vedere queste immagini non ho potuto non pensare a Virginia Woolf, e a quanto sia importante il fatto di avere una proprio spazio privato, una 'stanza tutta per sé'.
Non ho associato alle immagini riferimenti puntuali di nome, età e luogo - vi invito a vedere l'intera gallery sul sito e a continuare a seguirla e riflettervi sopra man mano che si svilupperà.
Etichette:
donna,
fotografia,
ricerca sul campo,
stanza
2
commenti
10/02/11
Mike Wesch, "The Machine is (Changing) Us: YouTube and the Politics of Authenticity"
L'intervento di Mike Wesch al Personal Democracy Forum presso il Jazz at Lincoln Center, a partire dai materiali di An Anthropological Introduction to YouTube. Buona visione!
Etichette:
antropologia,
media,
video,
Wesch,
YouTube
0
commenti
07/02/11
Participation Culture, Creativity, and Social Change
Lezione inaugurale di David Gauntlett, professore di Media and Communications alla School of Media, Arts and Design, University of Westminster e autore di Media, Gender and Identity.
Una riflessione interessante e utile. Buona visione!
Una riflessione interessante e utile. Buona visione!
Etichette:
antropologia,
cambiamento culturale,
media,
partecipazione sociale
0
commenti
05/02/11
Umani in via di estinzione... (da RepubblicaTV)
Oggi su "RepubblicaTv" è apparso questo video. Tralasciando la presentazione retorica e sensazionalistica di "Repubblica" che ci mostra nel titolo tali gruppi culturali richiamando l'immaginario del film Avatar, sempre più mi chiedo - come da domanda finale del video - quale sia la 'giusta' misura nella relazione con gli altri, che siano singoli/gruppi che abitano il territorio che abitiamo pure noi, che siano (come in questo caso) popolazioni che abitano territori 'altri', sfruttati per esempio da multinazionali (e quindi, indirettamente, anche da noi).
Quale diritto abbiamo di entrare in relazione con loro, decimarli portando un raffreddore, o al contrario proponendo loro cure per allungarne la vita? - tanto per fare un esempio. Ma anche quale arroganza abbiamo per confinarli all'interno di 'riserve' ove possano vivere a modo loro, quale che sia la qualità/durata della loro esistenza, le loro leggi, le loro pratiche culturali e il loro senso della vita - quale arroganza abbiamo per cui parliamo di loro 'sopravvivenza' all'interno di riserve, chiamando a raccolta aiuti internazionali per 'proteggerli', come fossero animali in via di estinzione?
Etichette:
cultura,
identità culturale,
società semplici,
soprovvivenza,
video
0
commenti
02/02/11
Antropologia della visione
Alla vista è sempre stato tributato il posto d’onore tra i sensi nell’entrare in contatto col mondo: dobbiamo solo aprire gli occhi, e il mondo si dipana davanti a noi. Per tale ragione, linguisticamente, ritroviamo ovunque espressioni che mettono in diretto rapporto il processo della visione con quello della conoscenza - si pensi al concetto di “vedere per credere” o al contrario all’“avere il paraocchi”. Il pensiero occidentale si esprime parimenti attraverso metafore visive - nel momento in cui ricorre ad esempio a nozioni di ‘chiarezza’, ‘luce’, ‘prospettiva’, ‘punto di vista’.
Senza bisogno di pensare, la vista ci proietta nel mondo, ove le cose scorrono davanti ai nostri occhi in un flusso continuo - interrotto solo se volontariamente dalla concentrazione su qualcosa di specifico. Eppure gli studi sulla cecità o sul modo in cui vedono i membri di culture ‘altre’ insegnano che vedere non è un’attività naturale: alla nascita il bambino non coglie il significato delle forme che si presentano ai suoi occhi. Egli , piuttosto, acquisisce la competenza a guardare e interpretare ciò che si apre davanti ai suoi occhi nel corso del tempo, mettendo in relazione quelle forme visive con le esperienze e le informazioni che gli derivano dagli altri organi di senso. Per riconoscere qualcosa, la deve in pratica già ‘conoscere’.
In seguito a tale apprendistato, che varia da individuo a individuo in base alle sue particolari esperienze personali nell’arco della propria vita, l’atto di vedere diventa poi un processo automatico, al punto tale d’essere percepito da tutto noi come ‘naturale’ pur se non lo è. Se quindi nella vita quotidiana ci sembra che il mondo visivo si apra a noi in modo continuo, nel momento stesso in cui noi ‘vediamo’ stiamo già guardando - ovvero mettendo a fuoco particolari piuttosto che altri, e nutrendo aspettative rispetto a ciò che verrà dopo, o alle informazioni che ci servono per completare la percezione di un oggetto.
Lo sguardo è un’attività produttiva e creatrice di senso (ancorché inconscia), che cerca di capire e comprendere attraverso il confronto tra la propria attività, le informazioni che giungono dagli altri sensi (spostandoci per esempio nello spazio, o allungando una mano per valutare la distanza o le qualità dell’oggetto che vediamo, per spostarlo, per comprendere come è fatto) e il ricordo - ovvero le precedenti esperienze analoghe di personale ‘appropriazione’ visiva del mondo. Lungi dall’essere innocente, esso “arriva di fronte alle cose con una storia, una cultura, un inconscio. L’occhio appartiene a un soggetto. Radicato al corpo e agli altri, non riflette il mondo, lo ricostruisce con le sue rappresentazioni” (David Le Breton).
Etichette:
antropologia,
sguardo,
visione
0
commenti
29/01/11
Differenze culturali nella percezione cognitiva (Lisa Wade)
Link originale:
http://thesocietypages.org/socimages/2011/01/25/cultural-differences-in-cognitive-perception/
http://thesocietypages.org/socimages/2011/01/25/cultural-differences-in-cognitive-perception/
Ve ne offro una veloce traduzione, con in fondo una piccola, velocissima considerazione da antropologa visiva.
Sembra ovvio che le percezioni cognitive di base non dovrebbero variare da società a società. Il che significa che i nostri occhi dovrebbero vedere e il nostro cervello deve elaborare essenzialmente lo stesso, non importa ciò che noi chiamiamo noi stessi, che lingua si parla, o quali festività celebriamo. Si scopre, tuttavia, che anche le cognizioni di base variano in tutto il mondo.
La maggior parte americani, per esempio, percepisce le due linee in questa illusione ottica di lunghezze diverse, con la linea a più breve di linea b. In realtà, essi sono della stessa lunghezza.
Ma, come sostenuto da Joseph Henrich e colleghi nel Journal of Behavioral and Brain Sciences, la nostra sensibilità a questa illusione varia in base alla cultura. In media, la linea a deve essere un altro quinto più lunga della linea b prima che la media degli americani non laureati valuti le linee di pari lunghezza. La maggior parte delle altre società che sono stati testate su questa illusione, tuttavia, prevedono sostanzialmente meno manipolazione. La figura seguente confronta come individui in diverse società rispondono a questo test. Le misure sono problematiche, e si può leggere di più in merito qui; ciò che è necessario sapere per ora è che le società sulla destra sono più sensibili per l'illusione e la società sulla sinistra meno.
Osservando che gli individui nelle società più sviluppate (ad es., Evanston, Illinois) tendono ad essere più vulnerabili all'illusione - infatti, in alcune società, come ad esempio i San del Kalahari, essa non si qualifica come un'illusione per tutti — Henrich e suoi co-autori sostengono che l'esposizione agli "ambienti moderni" possa esserne la causa:
…l'esposizione visiva durante il suo sviluppo a fattori quali "angoli costruiti ad hoc" degli ambienti moderni può favorire alcune calibrazioni ottiche e abitudini di visualizzazione che creano e perpetuano questa illusione. Il sistema visivo si adatta, alla presenza di caratteristiche ricorrenti nell'ambiente visivo locale.
Anche le basi della cognizione, che varia tra culture. Ciò, sostengono Henrich e altri, chiama in causa tutti i truismi di psicologia basati, principalmente, sulla ricerca sperimentale con soggetti occidentali.
Una sola considerazione: tutte queste tesi sono state già esposte e sviluppate in antropologia visiva da almeno 50 anni (cfr. i lavori di Rouch, poi Worth & Adair) e sintetizzate mirabilmente nei lavori di Massimo Canevacci e Antonio Marazzi...
Etichette:
antropologia,
percezione,
visione
0
commenti
28/01/11
Ben Heine: Matita vs. Macchina Fotografica
Ovvero come si può reinventare la realtà sovrapponendole un pensiero disegnato a matita.
E' ciò che fa l'artista belga Ben Heine, che in questo momento mi sembra particolarmente appropriato segnalare con un suo lavoro che mi fa sorridere e dà speranza.
Etichette:
arte,
disegno,
fotografia,
società
0
commenti
22/01/11
Totally like whatever, you know?
Lo studente di cinema Ronnie Bruce ha realizzato un video dalla poesia Totally like whatever, you know? di Taylor Mali. in qui nulla di paroticolare, se non che nel farlo ha usato solo fonts, e giocato sul tipo di carattere, le dimensioni, l'articolazione nello spazio e il ritmo visivo nella comparsa e nella relazione tra le parole in modo tale da creare di fatto una performance visiva che restituisse perfettamente l'intonazione del discorso e del contenuto della medesima. Buona visione!
Totally like whatever, you know?
By Taylor Mali
In case you hadn't noticed,
it has somehow become uncool
to sound like you know what you're talking about?
Or believe strongly in what you're saying?
Invisible question marks and parenthetical (you know?)'s
have been attaching themselves to the ends of our sentences?
Even when those sentences aren't, like, questions? You know?
Declarative sentences - so-called
because they used to, like, DECLARE things to be true
as opposed to other things which were, like, not -
have been infected by a totally hip
and tragically cool interrogative tone? You know?
Like, don't think I'm uncool just because I've noticed this;
this is just like the word on the street, you know?
It's like what I've heard?
I have nothing personally invested in my own opinions, okay?
I'm just inviting you to join me in my uncertainty?
What has happened to our conviction?
Where are the limbs out on which we once walked?
Have they been, like, chopped down
with the rest of the rain forest?
Or do we have, like, nothing to say?
Has society become so, like, totally . . .
I mean absolutely . . . You know?
That we've just gotten to the point where it's just, like . . .
whatever!
And so actually our disarticulation . . . ness
is just a clever sort of . . . thing
to disguise the fact that we've become
the most aggressively inarticulate generation
to come along since . . .
you know, a long, long time ago!
I entreat you, I implore you, I exhort you,
I challenge you: To speak with conviction.
To say what you believe in a manner that bespeaks
the determination with which you believe it.
Because contrary to the wisdom of the bumper sticker,
it is not enough these days to simply QUESTION AUTHORITY.
You have to speak with it, too.
19/01/11
What is Culture?
Trovato in rete, questo breve video solleva e discute alcuni interrogativi relativi al concetto di cultura di indubbio interesse:
- come può essere definita la cultura?
- come la cultura influenza la società?
- qual è la finalità della cultura?
e via dicendo.
Un'introduzione non esaustiva, ma sulla quale si può discutere ;-)
Etichette:
cultura,
identità culturale,
video
0
commenti
Iscriviti a:
Post (Atom)



















