[grazie a Piero per la segnalazione]
19/01/12
The Photographs of Your Junk (will be publicized!)
[grazie a Piero per la segnalazione]
17/11/11
Festival dei Popoli /3 - White Elephant e Crulic
16/11/11
Sonor, di Levin Peter - Sul paesaggio sonoro di udenti e non udenti

Poco alla volta la loro relazione si sviluppa come un'improvvisazione musicale, dove l'ambiente sembra rivelare una partitura di onde e vibrazioni cui abitualmente - noi normodotati - non prestiamo attenzione. Il tutto trattato con un sensuale bianco e nero, con il tempo lento della scoperta e della comprensione reciproca dei protagonisti, e melodie solo apparentemente dissonanti.
18/07/11
Luoghi comuni su migranti, rom e nuovi cittadini: due video
05/07/11
La notte della rete contro la censura: la diretta qui!
10/02/11
Mike Wesch, "The Machine is (Changing) Us: YouTube and the Politics of Authenticity"
05/02/11
Umani in via di estinzione... (da RepubblicaTV)
22/01/11
Totally like whatever, you know?
Totally like whatever, you know?
By Taylor Mali
In case you hadn't noticed,
it has somehow become uncool
to sound like you know what you're talking about?
Or believe strongly in what you're saying?
Invisible question marks and parenthetical (you know?)'s
have been attaching themselves to the ends of our sentences?
Even when those sentences aren't, like, questions? You know?
Declarative sentences - so-called
because they used to, like, DECLARE things to be true
as opposed to other things which were, like, not -
have been infected by a totally hip
and tragically cool interrogative tone? You know?
Like, don't think I'm uncool just because I've noticed this;
this is just like the word on the street, you know?
It's like what I've heard?
I have nothing personally invested in my own opinions, okay?
I'm just inviting you to join me in my uncertainty?
What has happened to our conviction?
Where are the limbs out on which we once walked?
Have they been, like, chopped down
with the rest of the rain forest?
Or do we have, like, nothing to say?
Has society become so, like, totally . . .
I mean absolutely . . . You know?
That we've just gotten to the point where it's just, like . . .
whatever!
And so actually our disarticulation . . . ness
is just a clever sort of . . . thing
to disguise the fact that we've become
the most aggressively inarticulate generation
to come along since . . .
you know, a long, long time ago!
I entreat you, I implore you, I exhort you,
I challenge you: To speak with conviction.
To say what you believe in a manner that bespeaks
the determination with which you believe it.
Because contrary to the wisdom of the bumper sticker,
it is not enough these days to simply QUESTION AUTHORITY.
You have to speak with it, too.
19/01/11
What is Culture?
25/12/07
Video "Identità culturale" online
Disponibile da oggi su YouTube il mio video Identità culturale, realizzato nel 2003 e ispirato a Lo studio dell'uomo di Ralph Linton.
Il tema dell’identità culturale è oggi al centro delle riflessioni in diversi ambiti della ricerca sociale. In un mondo in corso di globalizzazione economica e culturale, in cui gli stessi ricercatori sociali si trovano su interpretazioni distanti se non contrapposte, si sentono frequentemente nazioni, comunità, popolazioni rivendicare il diritto alla propria identità etnica e culturale, si vedono simboli, abitudini e valori accorpati per distinguere certi gruppi da altri, si cercano origini e legami col territorio che giustifichino la purezza di una ‘stirpe’ arrivando, nei casi più estremi, all’invenzione della tradizione.
Di fronte a una situazione del genere esiste di fatto uno ‘scollamento’ tra la dimensione dell’esperienza della realtà quotidiana e la dimensione della riflessione che i ricercatori, preposti a fare ciò, operano su tale esperienza e tale frattura porta le persone che vivono l’una o l’altra delle due dimensioni a ‘perdere’ quelle possibilità di conoscenza e comunicazione reciproca sulla realtà che sarebbero prioritarie e sostanziali per l’esistenza di entrambe.
Un giorno, mentre leggevo Lo studio dell’uomo di Ralph Linton, pensai che se quei contenuti sociali e culturali ‘seri’ fossero stati espressi in forma di gioco visivo, forse anche spettatori abituati a percezioni veloci e ‘leggere’ come quelle di videoclip e spot pubblicitari si sarebbero soffermati a seguire il gioco proposto e così, inconsciamente, ad apprendere un contenuto complesso e soprattutto a ri-conoscere sotto un’altra luce ciò che già vivono abitualmente.
Il mio tentativo è stato quello di trovare una nuova forma espressiva a tale comunicazione, una forma espressiva che permettesse a tutti le persone che abitano in questo mondo - indipendentemente dai livelli di competenza nell’analizzarne le dinamiche - di riconoscere alcune caratteristiche della propria vita quotidiana come frutto di ibridazioni e quindi promuovesse in loro una maggiore apertura alla diversità e al dialogo tra reciproci ‘altri’ che la storia dell’uomo ha già provveduto in passato a non essere così distanti e così ‘irriducibili’ reciprocamente.
